“Ho imparato a rendere la mia mente grande, come è grande l’universo, affinchè ci sia spazio per i paradossi”

Maxine Hong Kingstone

Cosa aspettarsi dal primo contatto con lo psicologo? Quali proposte di intervento possono seguire?

All’interno delle linee guida previste dall’Ordine, ogni specialista personalizza il proprio operare professionale. 

Nel mio specifico, negli anni ho trovato utile far precedere al primo incontro un BREVE COLLOQUIO TELEFONICO durante il quale confrontarsi rispetto al bisogno, alle disponibilità, alle aspettative. Questo rapido scambio riduce il rischio di rivolgersi al professionista sbagliato, ad esempio perché specializzato in altri ambiti, o perché non disponibile nelle fasce orarie possibili per noi, o ancora, perché magari propone tariffe o una frequenza di incontri non sostenibili nella nostra economia domestica. 

Se il colloquio telefonico conferma che un percorso psicologico potrebbe essere possibile, si fissa un primo INCONTRO DI CONSULENZA al quale possono seguire differenti proposte di intervento.

Il primo incontro: il colloquio di consulenza

Durante il colloquio di consulenza si approfondisce quanto anticipato al telefono per arrivare alla corretta valutazione del bisogno ed, eventualmente, alla definizione del contratto terapeutico.

L’incontro di consulenza è un momento molto importante: è uno spazio di conoscenza, in cui si intravede e si sperimenta come si lavora e come ci sentiamo nella relazione terapeutica. Non di rado, già nel primo incontro, possono emergere i primi elementi di comprensione.

Qualora terapeuta o paziente valutino non opportuno proseguire con altri incontri, può essere proposto anche l’invio ad altro specialista.  

Generalmente è sufficiente un colloquio, ma in alcuni casi il corretto inquadramento della problematica può richiedere più incontri.

La valutazione psicodiagnostica con ausilio di test psicologici

PSICODIAGNOSI CON TEST

In alcuni casi, i colloqui di consulenza non sono sufficienti per identificare correttamente il bisogno e definire l’intervento clinico più adeguato; questo si verifica spesso in presenza di sintomatologie particolarmente complesse o di stati di disagio molto intenso o di lunga durata. In questi casi può essere utile affiancare ai colloqui di consulenza una valutazione psicodiagnostica più approfondita attraverso la somministrazione di test psicologici.

La psicodiagnosi, in questo caso, è un intervento che porta ad una definizione del disagio attraverso l’integrazione di strumenti di indagine oggettivi (i test) con le informazioni raccolte durante i colloqui di consulenza.
L’accertamento, oltre a definire con maggiore accuratezza il tipo di disagio, rende il paziente più consapevole di qual è il suo problema e consente al terapeuta di individuare rapidamente e con sicurezza quali sono gli strumenti migliori per affrontarlo, quali sono le aspettative terapeutiche e se è necessario coinvolgere nel trattamento altri specialisti.

I test, a seconda del bisogno, possono indagare i tratti di personalità, lo stile di attaccamento, le aree traumatiche o il funzionamento sintomatologico. 

Questo tipo di percorso psicodiagnostico è spesso realizzato in team con psicologi esperti in test psicometrici che si occupano della loro somministrazione.
I test sono proposti nel corso di specifiche sedute (al massimo due) della durata di circa 1 ora e trenta ciascuna e, in alcuni casi, compilati autonomamente dal cliente al proprio domicilio.

La restituzione di quanto emerso conclude il percorso psicodiagnostico.

Colloqui si sostegno o counseligng

I colloqui di sostegno e counseling possono seguire le fasi di consulenza o di psicodiagnosi. Questi colloqui favoriscono la soluzione di disagi esistenziali che non comportino una ristrutturazione profonda e che non si colleghino ad altre patologie psichiche.

In un clima empatico e neutrale, si offrono all’individuo aiuto e sostegno per scoprire dentro di sé risorse e potenzialità in un cambio di prospettive, agevolando il processo di elaborazione delle emozioni e dei conflitti interiori. Gli interventi di sostegno e counseling possono eventualmente trasformarsi in interventi di cura psicoterapica.

Sedute di rilassamento o di tecniche meditative (training autogeno, mindfullness)

SEDUTE DI RILASSAMENTO o MEDITAZIONE

Le diverse tecniche di rilassamento addestrano a controllare la tensione muscolare e l’ansia che ne consegue. Praticate con costanza, anche in stati e contesti non ansiogeni, aumentano il globale stato di rilassamento, riducendo la tensione muscolare e, con essa, le probabilità di risposte ansiose sovradimensionate.
Le tecniche di rilassamento possono essere proposte sia come interventi a se stanti, sia all’interno dei percorsi di sostegno o di psicoterapia nei casi in cui l’integrazione dei due interventi sia valutato utile.

Tra le tecniche proposte:

  • TRAINING AUTOGENO (T.A.); famoso metodo di auto distensione attraverso la concentrazione mentale, il T.A. fu inventato già all’inizio del secolo scorso da H. Schultz, neurologo e psichiatra. Il T.A. si basa sulla correlazione tra stati psichici (in particolare le emozioni) e aspetti somatici dell’individuo, consentendo di modificare tensioni sia psichiche che corporee.
    Il T.A. è indicato per le persone che sostengono ritmi di vita molto stressanti, portando ad una riduzione degli stati tensivi e ad un miglior recupero energetico. È indicato inoltre per gli stati d’ansia ed insonnia, per la riduzione del dolore nella fibromialgia e per altri stati di disagio psichico o psicosomatico di diverso tipo.
    Le sedute di T.A. si articolano in un minimo 6/8 incontri della durata di circa un’ora ciascuno con una cadenza settimanale. Durante gli incontri si sperimentano i 6 esercizi progressivi (pesantezza – calore – cuore – plesso solare – respiro – fronte fresca), fino ad arrivare al completo apprendimento della tecnica che il cliente continua ad utilizzare in modo autonomo.
  • MINDFULNESS: mindfulness, che tradotto letteralmente rimanderebbe all’idea di una mente piena, va inteso piuttosto come una condizione di maggiore consapevolezza, attensione e presenza mentale. 
  • Al centro della pratica di mindfulness è l’esperienza meditativa, che non va confusa con il misticismo o la religiosità. 
  • La Pratica della Meditazione, incoraggia a prestare attenzione al momento presente, alla propria esperienza, in un stato di autentica calma non reattiva. La consapevolezza è così focalizzata ed indirizzata sull’esperienza del presente, sulle sensazioni, le emozioni, i pensieri, la salute e le abitudini di vita.
  • Gli studi di efficacia della pratica di Mindfulness rimandano alla riduzione delle tendenze patologiche di rimuginio e ruminazione, ossia uno spostamento dell’attenzione sul passato o sul futuro, in un loop di ricordi o timori che nulla hanno a che fare con il qui ed ora.
Sedute di terapia individuale, di coppia, familiare

L’intervento psicoterapico può seguire ai colloqui di consulenza o al percorso psicodiagnostico.
Iniziare un percorso di psicoterapia non è necessariamente indicatore di gravità del disagio psichico. Né, tantomeno, deve essere considerato come l’inizio di un intervento che è sempre di lunga durata. La psicoterapia è utile nei casi in cui non riusciamo a ridurre o risolvere il disagio o la sofferenza che sperimentiamo. Questo stato di “empasse” può essere causato da molteplici fattori, di cui a volte fatichiamo a identificare l’origine, i contorni, e persino l’esistenza. In terapia si indentifica ciò che impedisce il cambiamento per poi, quando di aiuto, promuoverlo.

Gli incontri possono essere settimanali, quindicinali o mensili, a seconda del tipo di terapia o dello stato di sofferenza o gravità. Gli interventi attuati in seduta vengono elaborati tra un incontro e l’altro (in alcuni casi le sedute possono essere registrate per essere riascoltate a casa) e producono effetti che vengono poi analizzati in terapia.
Le sedute familiari e di coppia possono essere svolte in co-terapia con altro terapeuta.

Per approfondire il mio modo di lavorare in terapia