C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce

L. Cohen.

Quando la psicoterapia può essere d’aiuto?

Quando può essere utile rivolgersi allo psicoterapeuta? Quanto bisogna stare male? E per quali problemi?

Sono domande che forse ci siamo fatti tutti, a fronte di momenti di fatica e di sofferenza, nostra o di persone vicine. Fatiche e sofferenze dalle quali, nonostante i tentativi, sembra di non riuscire a uscire. 

In alcuni casi il dolore è facilmente riconducibile a fasi di vita o eventi destabilizzanti secondo l’opinione di tutti. Un lutto, una malattia, una separazione…. E qui è più facile sentirsi consigliare, o incoraggiare: “Rivolgiti allo specialista! Fatti aiutare”. 

Ma succede anche che, a renderci dura la vita altro non è che il quotidiano, o impegni e relazioni che ai nostri occhi e a quelli dei più, non dovrebbero essere grossi problemi. Eppure noi soffriamo. 

In entrambi i casi la psicoterapia può essere d’aiuto.

Non esiste un prontuario di gravità o intensità della nostra sofferenza.
Non esistono motivi per i quali è giusto andare in terapia e altri per i quali non lo è.
Esiste unicamente il nostro sentire.

Spesso a farci prendere in considerazione l’idea di rivolgerci allo specialista è la sensazione di non riuscire a fare cessare una sofferenza. O un pensiero disturbante sul passato o sul futuro che non ci abbandona quasi mai e ci impedisce di vivere il presente. Ma può essere anche una sensazione corporea sgradevole che si presenta spesso e non è correlabile a nessuna patologia organica. Oppure la tristezza, la paura o la rabbia che sentiamo troppo intense per noi, o troppo presenti nelle nostre giornate.

Tutti questi sono segnali utili che ci sussurrano di prenderci cura di noi. E che, alle volte, ci suggeriscono di chiedere aiuto.