Conflitti e Traumi di Guerra: Interventi di Riabilitazione sulle Famiglie dei Militari

militare

Le interdipendenze tra sistema militare e famiglia sono biunivoche e assai problematiche; se da un lato il sistema militare, come del resto ogni altro sistema sociale, agisce sulla famiglia, dall’altro la famiglia agisce sul sistema militare stesso.

La complessità del legame tra la famiglia e l’organizzazione militare deriva dal fatto che intraprendere la carriera militare implica qualcosa in più di una semplice scelta occupazionale.  La carriera militare è la scelta di uno stile di vita, e in quanto tale permea con forza tutti gli aspetti della vita di un individuo.

E’ raro infatti che un’occupazione civile richieda lo stesso livello di impegno e disponibilità, come ad esempio, l’impegno a difendere la Costituzione, accettare incarichi ad alto rischio, la possibilità di ferimento, prigionia o morte (Farina, 1993).
Tra i vari ambiti di interesse della psicoterapia, l’esclusiva realtà della famiglia del militare ed il suo legame strettissimo con le caratteristiche specifiche della Forza Armata e le sue esigenze è, a tutt’oggi, ancora poco studiato in Italia.

I colleghi Statunitensi, negli anni 40, incentivati e finanziati dal loro governo, osservarono ed analizzarono la realtà della famiglia del militare e il suo strettissimo legame con l’organizzazione militare, mettendo a fuoco problematiche e dinamiche tipiche ed esclusive di questa tipologia di famiglia.

L’accentuata mobilità delle residenze, la valenza delle assenze paterne dal contesto famigliare, la non rara separazione degli ambienti di vita rispetto a quelli comuni e altre caratteristiche tipiche della vita militare costituiscono la base di altrettante specificità nell’interpretazione dell’intera dinamica relazionale famigliare.

L’elaborato intende mettere a fuoco alcuni dei giochi famigliari relazionali che spesso si sviluppano all’interno di questi nuclei, con particolare attenzione alle realtà delle ormai sempre più numerose famiglie di reduci traumatizzati al rientro dai recenti conflitti nonché dalle frequenti missioni di pace in cui sempre più nazioni schierano le proprie Forze Armate.

 

INTERDIPENDENZE TRA SISTEMI

 

Le interdipendenze tra sistema militare e famiglia sono biunivoche e assai problematiche; se da un lato il sistema militare, come del resto ogni altro sistema sociale, agisce sulla famiglia, dall’altro la famiglia agisce sul sistema militare stesso.

 

La complessità del legame tra la famiglia e l’organizzazione militare deriva dal fatto che intraprendere la carriera militare implica qualcosa in più di una semplice scelta occupazionale.  La carriera militare è la scelta di uno stile di vita, e in quanto tale permea con forza tutti gli aspetti della vita di un individuo.

E’ raro infatti che un’occupazione civile richieda lo stesso livello di impegno e disponibilità, come ad esempio, l’impegno a difendere la Costituzione, accettare incarichi ad alto rischio, la possibilità di ferimento, prigionia o morte (Farina, 1993).

E’ anche altrettanto raro che un datore di lavoro civile richieda un tale livello di impegno e di capacità di adattamento alle esigenze lavorative, oltre che ai suoi dipendenti, anche ai loro famigliari; ci riferiamo qui ai frequenti trasferimenti, alle separazioni prolungate e alla generale subordinazione delle esigenze famigliari agli impegni “professionali” (Bowen, 1989).

 

 

Il conflitto latente che, secondo Segal (1986), si verrebbe a formare tra la famiglia e l’organizzazione militare. Questo conflitto trarrebbe origini dal fatto che il militare si trova diviso tra due realtà che sono, secondo il concetto formulato da Coser (1967),  entrambe “Greedy Institutions”. La Segal fa infatti notare come il militare si trovi a dover dividere la propria lealtà e fedeltà tra due organizzazioni in competizione tra loro poiché entrambe richiedenti la completa dedizione dell’individuo.  La “greediness” dell’organizzazione militare si esprime attraverso la richiesta di “totale disponibilità, lealtà, impegno con priorità assoluta persino sulle esigenze personali” mentre la famiglia esprime la propria natura di greedy institution attraverso “un’azione totalitaria e coinvolgente in termini di appartenenza, disponibilità, identità” (Farina, 1993).

La famiglia militare, come qualsiasi altra famiglia, funziona in uno stato continuo di risposta alle esigenze della vita quotidiana;

La capacità della famiglia di far fronte in modo adeguato a tali situazioni di stress va di pari passo con la sua abilità nell’armonizzare le regole, le procedure, gli atteggiamenti ed i  valori militari con le regole, le dinamiche, le abitudini ed i valori propri della famiglia stessa (Kaslow, 1997).

Doering e Hutzler (1982) delinearono sei fasi nel ciclo di vita della famiglia:

  1. matrimonio;
  2. nascita del primo figlio;
  3. nascita dell’ultimogenito;
  4. partenza definitiva di un figlio da casa;
  5. fase del “nido vuoto” à l’ultimo figlio che se ne va di casa e dura fino alla morte di uno dei coniugi;
  6. morte del coniuge rimasto.

Kaslow (1997) nota come far parte della rete familiare militare globale aggiunge ad un’altra serie di fasi sovrapposte o eventi indicatori, non caratteristici di tutte le famiglie. Questi eventi comprendono transizioni come

  • arruolarsi nelle forze armate,
  • la prima separazione prolungata e poi i periodi di riavvicinamento;
  • spostamenti periodici o riassegnazioni geografiche, in particolare quelle lontano dalle radici della famiglia di origine estesa;
  • choc culturali periodici;
  • turni obbligatori in direzioni lavorative o di carriera per il coniuge del militare, a causa di una riassegnazione di servizio;
  • il pensionamento e/o lo spostamento di obiettivi di carriera per il militare, e i cambiamenti di vita connessi che avvengono molto prima dei loro omologhi civili (è il caso, ad esempio, del militare che perde l’idoneità fisica per lo svolgimento del proprio ruolo in forza armata).

Detto questo è importante sottolineare come non tutte le famiglie abbiano la flessibilità psicologica di adattarsi continuamente a situazioni nuove e difficili. Anche l’eventuale successo in precedenti adattamenti a varie comunità o ai precedenti lavori non assicura per sempre una buona acclimatazione alla vita militare.

È tassativo quindi dedicare la giusta attenzione all’impatto delle riassegnazioni, delle separazioni per missione, delle realtà di pendolarismo del membro in forza armata sulle famiglie militari le quali inoltre, e non di rado, trovano anche grosse difficoltà ad esprimere i loro problemi con il cambiamento rendendo ancora più difficile l’attuazione di un intervento mirato a ridurne i disagi.

 

GIOCHI FAMIGLIARI RELAZIONALI NELLE FDM
IN TEMPO DI PACE

 

Saitzyk (2002) denomina le famiglie militari “Famiglie Fisarmonica”, proprio in conseguenza all’estrema flessibilità che le caratterizza e pone l’attenzione sul fatto che durante i frequenti e non sempre brevi periodi in cui un genitore (padre o madre) è assente in quanto in missione o è lontano in seguito ad una scelta di pendolarismo, queste famiglie cambiano letteralmente la loro morfologia. I membri della famiglia rimasti a casa, insieme, devono arrivare a comprendere che, in effetti, per questi periodi di separazione, la famiglia stessa diviene una nuova famiglia, con ritmi e relazioni interpersonali completamente diversi da quelli precedenti la partenza del genitore militare.

 

DISTACCO PER MISSIONE….

 

 L’anticipazione di perdita.

Il marito rimane al lavoro per molte ore per prepararsi alla missione… aumentano i conflitti tra moglie e marito. La prima comincia a sviluppare la sensazione che il marito sia come “sposato” al reparto o al compagno di missione anziché a lei.

In caso di assegnazione per un’operazione segreta. L’esigenza di segretezza che caratterizza la missione stessa è naturalmente in conflitto con la definizione di matrimonio di lei, in cui ci si aspetta totale apertura e comunicazione in quanto elementi essenziali alla conservazione dell’intimità e della vicinanza emotiva. Inoltre, sempre in questo caso, il marito di frequente tende a diminuire la propria sensibilità emotiva in quanto deve prepararsi a divenire maggiormente quieto, introspettivo e controllato in vista della missione stessa.

Quanto più il distacco si avvicina, tanto più subentrano altri motivi di stress. Marito e moglie si trovano ingabbiati in una moltitudine di  progetti ed attività. In generale, oltre all’aumento di ore lavorative del marito, la coppia genitoriale deve cominciare a definire una sorta di strategia famigliare per affrontare il periodo di separazione, cercando di anticipare in un qualche modo la ridefinizione dei ruoli e delle competenze e, più nel concreto, di organizzare il quotidiano laddove verrà a mancare per qualche tempo il sostegno ed il supporto della figura del padre e marito.

Per affrontare il loro stress, molte mogli iniziano una sorta di anticipato e privato processo emozionale di separazione dal marito. Questo è loro necessario in quanto sentono il bisogno di elaborare anticipatamente la sofferenza personale legata alla partenza effettiva. Conseguentemente a questo, molti mariti che hanno già vissuto tale esperienza di distacco e che hanno provato irritazione per questo atteggiamento di raffreddamento precoce.

Il distacco

“La Disorganizzazione Emotiva”, “Recupero e Stabilizzazione”, … riprende il ritmo a fisarmonica à “l’anticipazione del rientro a casa”,

La riunione

La “rinegoziazione” (abbandonare le abitudini e gli atteggiamenti da “sposo single”), “reintegrazione e stabilizzazione

 

IL RIENTRO DEL REDUCE TRAUMATIZZATO

Sintomatologia tipica:

  • Reazione da stress da combattimento – CSR – Manifestazioni poliformiche labili, come profonda ansietà o ritiro sociale totale evidente nel funzionamento deficitario sociale.
  • Disturbo post-traumatico da stress – PTSD – È caratterizzato dal rivivere un evento estremamente traumatico accompagnato da sintomi di aumento dell’arousal e da evitamento di stimoli associati al trauma nonché da una varietà di sintomi autonomici, disforici e cognitivi.

 

UNO SCONOSCIUTO…

 

Modificazioni nel tono dell’umore à sbalzi di umore à reazioni aggressive a ogni minimo stimolo ansioso o discussione in casa

Disinteresse per la vita sociale così come sfiducia nella vita e nel futuro

Sviluppo di fobie o ossessioni à pistola sotto il letto

Allentamento affettivo à il reduce ripensa continuamente a quanto è avvenuto in guerra…

 

Di seguito un esempio di quanto possano essere invasivi nella comunicazione i continui flash back dei reduci.

Bernie e Christine stavano parlando di come vivevano ognuno in parti separati della casa e di come, dopo una discussine, Bernie spesso cercasse vendetta rompendo qualcosa della moglie.

Mentre parlavano cominciarono a discutere sul fatto che uno dei loro figli non fosse andato ad un picnic il giorno prima. Christine osservò, in modo sarcastico, che il figlio non aveva partecipato al picnic lasciando chiaramente intendere che questa scelta fosse legata a Bernie. Nel corso di un’escalation verbale Christine attaccò Bernie fino a ripudiarlo nella sua paternità, dicendo che quel figlio non era nemmeno suo. Bernie volge lo sguardo altrove, nel nulla. Quando il terapeuta gli chiese di pronunciarsi circa la grave affermazione della moglie, Bernie iniziò invece a raccontare una storia, legata ad un episodio specifico avvenuto in Vietnam. Bernie raccontò che un vietnamita fu sorpreso nel rubare armamenti il giorno dopo che alcuni suoi compagni erano stati uccisi da cecchini vicino al villaggio che stavano proteggendo. Bernie gli sparò, dando per certo che lui fosse uno di quei cecchini; legò poi con una fune il suo corpo e lo attaccò dietro ad un trattore, trascinandolo per tutta la piazza del villaggio, avanti e indietro fino a quando, secondo le sue esatte parole, “non era diventato un hamburger” per mostrare agli abitanti del villaggio cosa sarebbe successo se avessero ripetuto i suoi atti.

Bernie si voltò verso la moglie e le disse: “mi sono vendicato.

Durante il seguito dell’incontro terapeutico emerse il motivo per cui, mentre discuteva con la moglie del pic-nic, questo episodio tanto violento del Vietnam gli era tornato alla mente: durante il pic-nic con la famiglia Bernie aveva cotto gli hamburger.

 

            LA FAMIGLIA DEL REDUCE TRAUMATIZZATO

 

Poiché i sintomi del PTSD e di altre reazioni al trauma cambiano il modo in cui il sopravvissuto al trauma sente e agisce, le esperienze traumatiche che accadono al membro di una famiglia alla fine non colpiscono solo lui ma incidono profondamente sul benessere degli altri membri della famiglia.

Come le persone hanno differenti reazioni alle esperienze traumatiche, anche le famiglie reagiscono differentemente quando un loro caro viene traumatizzato

 

Empatia

Una delle prime reazioni che molti membri della famiglia hanno è la compassione per un loro caro. Le persone si sentono molto dispiaciute che qualcuno che loro amano abbia dovuto soffrire per una terribile esperienza. Si sentono dispiaciuti quando una persona continua a soffrire dei sintomi del PTSD e di altre risposte al trauma.

Può essere utile per la persona che ha sperimentato il trauma sapere che la sua famiglia prova per lui empatia, compassione, soprattutto subito dopo che l’evento traumatico è avvenuto.

La compassione da parte dei membri della famiglia può però avere effetti negativi; sei un bambino ce non ce la farà mai

 

Depressione

 

Non si esce più…La persona traumatizzata può sentirsi troppo ansiosa per uscire con la famiglia come faceva in passato à delusione bambini e mogli

La persona traumatizzata può non essere in grado di lavorare a causa dei distrurbi del PTSD; come risultato le entrate della famiglia possono diminuire e la famiglia può essere impossibilitata a pagare le cose e a fare le cose nel modo in cui le faceva prima dell’evento traumatico.

Una moglie può sentirsi non amata o abbandonato quando a causa della sua depressione il reduce traumatizzato si allontana emotivamente ed evita l’intimità e il contatto sessuale.

Si riduce notevolmente la comunicazione sia per la tendenza del reduce a isolarsi sia perché mentre lui pensa continuamente al trauma i famigliari, spesso, non lo stimolano a parlarne cogliendo la sua difficoltà nel farlo oppure lo stimolano a farlo ma, non preparate fino in fondo a sentire quanto lui ha da raccontare, rispondono con modalità veloci, sminuenti, che comunque non lo fanno sentire compreso fino in fondo.

Abuso di alcol, turbe del sonno, sviluppo di fobie e ossessioni, la disconnessione emotiva e la mancanza di partecipazione del veterano nei compiti famigliari tendono a guidare queste famiglie verso tranelli ben documentati della vita famigliare. questi includono la triangolazione, le ambigue gerarchie di potere, le alleanze trans-generazionali, identificazione proiettiva e simmetrici giochi senza fine.

 

IL GIOCO FAMIGLIARE PER IL MANTENIMENTO DEL SINTOMO

 

L’uomo single può essere più abituato ad arrangiarsi rispetto alla controparte sposata. L’uomo sposato al contrario può essersi abituato a rivolgersi alla propria famiglia quando ne ha bisogno ed ha sviluppato minori capacitò di coping da mettere in pratica da solo. à La situazione maritale incoraggia la dipendenza da parte del militare che ritorna che è passato attraverso un incidente traumatico particolare.

à La vittima del trauma può da sola perpetuare la propria malattia e usarla per avere vantaggi secondari e fuggire responsabilità non volute nei confronti di sua moglie.

Inoltre…

In sua assenza la moglie può essersi assunta le responsabilità relative al supporto, soldi ecc… quando il veterano torna a casa la moglie può essere riluttante ad abbandonare i suo potere appena scoperto e può in alcuni casi partecipare attivamente al mantenimento della malattia dal marito per continuare ed avere il potere.

Vale anche il discorso però, che i membri della famiglia del reduce possono modificare le proprie abitudini a causa di un senso di colpa per la sofferenza del reduce e la loro incapacità di aiutarlo… à annullamento del soddisfacimento dei bisogni e desideri personali per la moglie, iper-adultizzazione dei figli…

Vedere poi la grande sofferenza del reduce nonché la sua difficoltà nella vita di tutti i giorni porta i famigliari a cominciare a vederlo veramente come incapace di riprendersi … cominciano a trattarlo come un bambino inabile, incoraggiando via via la dipendenza nonché il mantenimento del sintomo à il reduce si sente sempre più inabile poiché vede che gli altri lo considerano tale.

LA FAMIGLIA A QUESTO PUNTO HA DIFFICOLTA’ A MODIFICARE IL GIOCO RELAZIONALE E FACILMENTE, RABBIA, DEPRESSIONE ECC… PORTANO O A BURRASCOSE SEPARAZIONI O AL SUICIDIO DEL REDUCE

 

Famiglie ad alta o bassa espressività:

 

Una relazione inversa è stata trovata tra altri livelli di espressività e il PTSD à la condivisione di esperienze e sentimenti assiste il reduce traumatizzato nel trattamento della psicopatologia da combattimento e del PSTD.

Il soldato che ha sperimentato un crollo sul campo di battaglia può sperimentare questo come un fallimento. Una famiglia supportiva può aiutarlo a comprendere che quanto è avvenuto è una reazione normale a una situazione che minacci a la vita.

PERO’ …

Ricordiano che anche il livello di coesività della famiglia può essere influenzato dallo stato mentale del veterano.

 

COSA LA FAMIGLIA PUÒ FARE

 

  1. I membri dovrebbero cercare il più possibile informazioni sul PSTD
  2. Incoraggiare il sopravvissuto a informarsi su educazione e counselling ma non dovrebbero premere o forzare il loro caro per trovare aiuto. Le lezioni e i trattamenti possono essere utili per la gestione dello stress e della rabbia, delle dipendenze, della relazione di coppia o della capacità genitoriale.
  3. Mentre si trovano nel processo di ottenere aiuto, se i membri della famiglia si sentono a loro agio, dovrebbero lasciare che il loro caro sappia che loro vogliono ascoltare se il sopravvissuto desidera parlare del proprio trauma. È importante tuttavia ricordare che la famiglia dovrebbe interrompere questo processo se uno dei membri diventa troppo irritato

 

TERAPIA FAMIGLIARE DISGIUNTA E CONGIUNTA

 

Ciò che rende la terapia famigliare e di coppia con questi veterani unica è il fatto che alla base dell’allontanamento emotivo del veterano dalla propria famiglia e alla base del suo disimpegno dalle routine della vita famigliare, è il trauma di combattimento avvenuto al di fuori della realtà famigliare.

La spaccatura fra il reduce e la famiglia deriva appunto dalla non condivisione di tale esperienza di trauma , non condivisione che genera una grande distanza e differenza delle esperienze di vita.

 

Un compito terapeutico principale e unico nel trattamento dei veterani del Vietnam e delle loro famiglie è la riduzione di questa lontananza.

Questa riduzione è possibile attraverso la T.F.congiunta….

Per alcuni veterani l’opportunità per la terapia famigliare è la benvenuta ed è accolta favorevolmente e il suo valore viene apprezzato velocemente. In questi casi di solito è possibile procedere direttamente al trattamento congiunto

 

Quando è troppo presto per la terapia famigliare congiunta…

Altri veterani, però rifiutano categoricamente gli incontri terapeutici con le loro famiglie e sono chiari sul fatto che non vorranno mai che le loro famiglie sappiano qualcosa sulle loro esperienze traumatiche di combattimento.

Questa riluttanza è spesso basata su una profonda vergogna e colpa circa gli eventi in guerra e, naturalmente, sui valori culturali che stanno alla base del veterano stesso e della sua famiglia

  • Per alcuni c’è una paura che le loro famiglie sappiano della loro partecipazione all’orrore delle uccisioni durante la guerra; il timore è che le loro famiglie possano essere spaventate o aspramente critiche per quanto appreso.
  • Altri sentono che devono nascondere la loro colpa per i loro attacchi sui civili o anche il loro orgoglio per essere stati abili guerrieri.
  • Per altri ancora c’è imbarazzo per il fatto che non hanno mai partecipato a combattimenti

Anche nel caso in cui alcuni veterani si sforzino di discutere della guerra in sedute congiunte l’esperienza è spesso, inizialmente, sconvolgente.

I membri della famiglia si solito non sono preparati a rispondere supportivamente la prima volta che ascoltano dei combattimenti e degli orrori in guerra. Le realtà delle uccisioni, della distruzione e delle perdite sono troppo grandi da assorbire e da digerire.

Le mogli tendono ad offrire rassicurazioni veloci ed automatiche che non rassicurano realmente e che implicano che non sono pronte per ascoltare o per entrare realmente in empatia. Il veterano che cerca una comprensione rapida e completa, spesso, trova che ci sia del rifiuto in questi cambiamenti inattesi. Egli conclude infatti che la famiglia non può e/o non capirà.

L’immaturità cognitiva dei bambini in età prescolare rende impossibile per il veterano spiegarsi con loro verbalmente.

Nel caso dei bambini teen ager il loro moralismo esagerato e la loro tendenza generale verso la ribellione e l’affermazione di se stessi, fanno sentire il padre ancora più incompreso.

 

Perché la terapia disgiunta è importante?

La terapia disgiunta iniziale è importante perché veterano e famigliari hanno inizialmente bisogni molto diversi…

La famiglia deve elaborare l’origine dei sentimenti di rabbia e frustrazione nei confronti del veterano, avendo la legittimazione dei propri bisogni e della propria sofferenza conseguente alle tante rinunce fatte per il reduce.

Deve poi comprendere la propria inconsapevole responsabilità nel mantenimento del sintomo.

Deve infine essere aiutata a comprendere maggiormente l’origine delle reazioni sintomatiche del reduce al fine di sviluppare con lui maggiore empatia nonché essere pronta ad accogliere i racconti del reduce delle proprie esperienze traumatizzanti.

Il veterano deve rielaborare gli episodi avvenuti in guerra e comprendere l’importanza della condivisione di essi con la famiglia, cosa che può accettare di fare solo nel momento in cui saprà che la propria famiglia sarà stata preparata ad accoglierne i contenuti.

 

La terapia disgiunta con la moglie e i figli del veterano

Di importanza cruciale è la valutazione del fatto che la moglie voglia o meno continuare o meno il suo matrimonio o se sta in questa situazione perché non ha alternativa o perché teme che il marito potrebbe non sopravvivere senza di lei.

Appurata la motivazione della moglie si dovrà pertanto procedere con l’analisi empatica dei bisogni legittimi di lei e dei figli, della loro sofferenza nonché delle loro responsabilità nel mantenimento del sintomo del reduce.

Si dovrà infine prepararli alla condivisione delle esperienze traumatiche del reduce attraverso una preventiva analisi degli eventi di guerra dei quali, il più delle volte, hanno una conoscenza sommaria e generica, fatta di preconcetti e idealizzazioni.

 

La terapia di disintossicazione dal trauma del veterano e di stimolazione alla ripresa delle attività famigliari e sociali

 

Il reduce deve primariamente rivivere, esternare in terapia individuale o di gruppo il proprio trauma à questo è basilare per un superamento dello stesso e perché egli possa riprendere a vivere più nel presente e meno nelle ruminazioni del trauma.

La terapia famigliare congiunta: la condivisione del trauma, del significato dei sintomi nonché delle risposte comportamentali della famiglia.

 

L’interazione critica

Permettere alla coppia la condivisione degli eventi della guerra che ancora condizionano pesantemente la relazione e la comunicazione. Importanti l’empatia della moglie nel momento della rivelazione dei ricordi della guerra, anche e soprattutto attraverso il contatto fisico.