La comunicazione umoristica. Perchè Ridiamo?

ridere

L’ umorismo: una delle attività psichiche più elevate

Avere senso dell’ umorismo implica forza, maturità, superiorità di fronte al pericolo: simbolizza la vittoria e il trionfo di fronte alla sconfitta.

L’ umorista è un eroe, ma è anche umano! La sua grande qualità è che è tanto forte da riconoscere la realtà per quella che è (e di solito la riconosce ingrata), ma si comporta come se la cosa non lo riguardasse! Ed eccolo quindi che si permette di scherzare là dove altri rimarrebbero allibiti!

Chi non ha senso dell’ umorismo, al contrario, è solitamente considerato una persona rigida, inflessibile, inibita e repressa! In costui si ipotizza una non-elasticità mentale anche maggiore a quella reale!
 

L’umorismo non è mai stato un argomento preso sul serio: solo pochi studiosi se ne sono occupati. Eppure esso è, spesso, alla base di una mente sana e di un buon equilibrio psico emotivo.

 

Da qualche decennio però le cose hanno cominciato a cambiare. Negli stati uniti, ad esempio, il dottor Patch Adams (la cui storia è stata rappresentata sul grande schermo  recentemente) ha reso la pratica dell’ umorismo strumento terapeutico (tutt’oggi la utilizza nell’ ospedale  che dirige in Virginia, il famoso Silly Hospital).

 

Tornando alle origini, osserviamo come durante il percorso di civilizzazione della nostra umanità quasi tutti i filosofi hanno cercato di spiegare il fenomeno comico e umoristico e l’ origine del riso senza  tuttavia riuscirci definitivamente.

 

Freud: il motto di spirito e l’ inconscio…

 

Uno dei contributi più significativi al riguardo lo diede proprio Sigmund Freud, che nel suo famosissimo libro “Il Motto di Spirito e le sue relazioni con l’ inconscio” analizzò ed interpretò proprio i fenomeni comici ed umoristici.

Secondo Freud  l’ umorismo è una delle attività psichiche più elevate:

lo humor è, per Freud, un mezzo per ottenere piacere nonostante le avversità dell’esistenza, è una forma di trionfo del nostro narcisismo, in cui l’ io rifiuta di lasciarsi affliggere dalle difficoltà della vita. E’ un antidoto contro la sofferenza è un meccanismo di rivolta e di protezione, di attacco e di difesa!

Per Freud quindi, l’ umorismo non è altro che un artificio con il quale la nostra psiche sfida il potere della vita e della morte e lo riduce ad un gioco per ragazzi, buono appunto per riderci su.

Quindi umorismo come arma per difendersi e per attaccare, per sfogare la nostra aggressività nei confronti di chi ci è ostile.

 

… il motto di spirito e l’ aggressività …

 

In ogni motto di spirito sembra perciò esserci una inconscia tendenza aggressiva; anche nelle storielle più inoffensive sembra comunque essere presente una certa aggressività nei confronti di qualcuno, ivi inclusa la stupidità dell’ ascoltatore!!

 

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Un posto particolare tra le spiritosaggini poi lo occupa il Motto di spirito Ebreo. Come ogni motto di spirito anch’ esso è un’ espressione di aggressività ( liberata dal senso di colpa in quanto, appunto, inconscia ): La caratteristica unica però è che questa aggressività è rivolta contro l’autore stesso della spiritosaggine!! Il motto di spirito ebreo unisce un attacco di natura sadica  a una forma di compiacimento masochistico!

 

Un ebreo arrivò di corsa dal suo rabbino e piangendo disse:

Rabbi, sta accadendo una cosa orribile. Mio figlio vuole sposare una ragazza  cristiana!!

Tuo figlio!” disse il rabbino. “Pensa un po’ a me e a mio figlio. Eccomi qua, il capo della comunità. Tutti mi riveriscono come una persona esemplare, e tutti riveriscono la mia famiglia; e mio figlio vuole sposare una ragazza cristiana e essere battezzato!

Dopo un momento di silenzio, il primo ebreo disse:

Tutti vengono da te con i loro problemi; ma tu che cosa fai quando ti trovi di fronte a problemi così terribili? A chi ti rivolgi?”

“Che cosa vuoi che faccia? Mi rivolgo a Dio.”

“E Dio cosa ti ha detto?”

“Dio mi ha detto: Tuo figlio!… Ma pensa un po’ al mio!”

 

 

La barzelletta ebrea mostra come essere ostili e sopravvivere di fronte ai nemici! Il masochismo è infatti solo una maschera; essa simbolizza la vittoria ottenuta mediante la sconfitta! É come se l’ebreo dicesse ai nemici:”Non c’è bisogno che ci attacchiate: possiamo farlo benissimo da noi, e anche meglio di voi!”

La debolezza è esibita con evidente compiacimento e con un senso di liberazione e di sollievo.

La Barzelletta Ebrea combina sadismo e aggressività al masochismo e alla sofferenza.

 

La battuta umoristica, perciò, maschera  tendenze aggressive nascoste!

Sembra  quasi che i motti di spirito non possano esistere se non sono “tendenziosi”, se non mascherano una tendenza aggressiva.  Ed in effetti,( proprio come fece in seguito con il sogno), Freud di concentrò moltissimo sui simboli utilizzati nella comunicazione umoristica, sul perché determinate barzellette non vengono mai ricordate e sul perché, le stesse, possano improvvisamente tornare in mente in momenti inaspettati, analizzò in modo approfondito i diversi modi di fare humor (dal pagliaccio alla commedia, dall’attrice comica alla battuta oscena) e, regolarmente, ne ricondusse il significato simbolico al Complesso di Edipo e all’ aggressività ad esso legata.

[Ma Freud, volendo descrivere la Tecnica del motto di spirito (per poi appoggiarsi ad essa nel tentativo di spiegare analiticamente l’ umorismo), fu costretto a ipotizzare teoricamente l’ esistenza di motti di spirito “innocui” ( anche se ebbe serie difficoltà a trovarne un buon esempio) per poter così arrivare ad affermare che lo spirito può essere basato sulla Tecnica e non sulla tendenza  (innocua o tendenziosa).]

 

 

… due chiavi per l’ umorismo …

 

Freud diede così due chiavi di lettura per l’ umorismo:

 

– ECONOMICA : la condizione necessaria affinché si sviluppi umorismo è  che si determini una situazione nella quale siamo tentati a sprigionare un affetto penoso ma sussistono motivi per i quali siamo volti a reprimere tale espressione. Per questo il motto di spirito mira all’ economia espressiva; la costruzione di una battuta richiede moltissima fatica, ne risulta una costruzione proporzionalmente inferiore allo sforzo che però, poi, si ipotizza che provocherà una reazione proporzionalmente maggiore alla stessa! Il piacere dell’ umorismo sembra perciò nascere da questo mancato sprigionamento d’ affetto, dal dispendio affettivo risparmiato, che però sarà soddisfatto in seguito, nel momento della risata!

 

– DINAMICA : trasferimento dell’ accento psichico dall’ IO al SUPER-IO che, come rappresentante dell’ istanza parentale, tratta l’ IO come un  bambino cui mostrare l’ irrilevanza dei suoi tormenti, sorridendone, sdrammatizzando il tutto

Attraverso l’ umorismo si camuffa la disperazione, si nega la tragedia umana dell’ inevitabilità della morte, il tutto attraverso  una accettazione  ironica del tipo: “…dopotutto, non importa!”

 

 

Esame del motto di spirito.

Come nasce e perchè procura piacere.

 

Freud osservò come, con l’evolversi della civiltà, i bisogni di repressione crebbero sempre di più. Con il tempo l’aggressione si trasformò, da assalto vero e proprio, in battuta di spirito. Per questo motivo il riso irresistibile raramente è provocato dalla battuta non tendenziosa!

 

Come nasce…

 

Un pensiero preconscio, di solito di natura aggressiva, viene represso nell’inconscio e lasciato per qualche tempo all’ elaborazione inconscia.

Il desiderio di aggredire spinto nell’ inconscio viene mascherato dal lavoro umoristico. Così, l’ aggressione ricompare travestita e, tale travestimento umoristico, è compiuto dal processo primario (perciò vi si legano vecchi piaceri infantili).

Il lavoro umoristico che avviene nella persona che concepisce la battuta di spirito nelle sue varie parti è simile al lavoro onirico (ma se quest’ultimo serve a difendere dal dolore, lo spirito serve a procurare piacere!)

 

La persona che fa uno scherzo, o che ne ha l’ idea, attacca una seconda che fa da bersaglio.

Infine, per controllare il mascheramento della tendenza aggressiva, la prima persona deve raccontare la sua battuta di spirito a una terza che, lontana da ogni consapevolezza riguardo alla dissimulazione dell’ aggressività sottesa, potrà ridere liberamente. Solo a questo punto, vedendo la reazione divertita di quest’ ultimo, l’ ideatore dello scherzo potrà unirsi alla risata, con sollievo, perché il mascheramento è perfettamente riuscito! Quanta aggressività possa essere racchiusa in poche parole risulta chiaramente anche da questo esempio:

 

L’ imperatore Augusto, avendo osservato che uno sconosciuto tra la folla gli somigliava in modo stupefacente gli chiese:

Che tu sappia, tua madre è mai stata a casa mia?”

La risposta fu tremenda:

“No, ma c’è stato mio padre.”

 

Quando fui rapito i miei genitori si diedero subito da fare.

Affittarono la mia stanza.

                                                                                   Woody Allen

 

 

 

perchè procura piacere…

 

Quindi, il motto di spirito, crea piacere perché, attraverso la tecnica del mascheramento, supera le resistenze interne, elimina l’ inibizione e permette l’espressione dell’ aggressività senza che il soggetto sviluppi in seguito sensi di colpa! In questo modo si risparmia l’ energia psichica necessaria alla repressione e la tensione aggressiva viene liberata e scaricata improvvisamente nella risata regalandoci un piacevole senso di benessere e di leggerezza!

Per Freud perciò il motto di spirito è tanto più divertente quanto più è efficace il mascheramento. Nella spiritosaggine mancata il travestimento scivola e lascia trasparire la sua natura tendenziosa. In questo caso ne risultano sentimenti di imbarazzo e di colpa da una parte e di disgusto dall’ altra.

Quindi la persona spiritosa si bilancia come un’ acrobata sullo strettissimo margine che divide il mascheramento dalla rivelazione delle reali intenzioni.

 

 

Freud: Comicità e Umorismo

 

 

La comicità differisce dal motto di spirito per diversi riguardi.:

 

  • Essa non è esclusivamente legata alla parola.
  • La comicità si può trovare nelle situazioni, nelle azioni, nel comportamento. Può anche essere il semplice risultato di osservazioni e di interpretazioni. La comicità si trova nei movimenti, nell’ aspetto, nelle abitudini nei tratti caratteristici delle persone. Di solito è involontaria

 

  • Nella situazione comica il piacere deriva da un confronto più o meno cosciente tra la perfezione dello spettatore e l’ ovvia imperfezione dell’ altro!

 

  • Ovviamente è possibile anche una comicità volontaria: in questo caso è necessario accentuare i caratteri comici e assumerli intenzionalmente per far divertire le altre persone; in questi casi di solito si trova una componente imitativa.

 

 

  • Nella situazione comica, sia volontaria che involontaria, di solito la vittima perde la sua dignità e autorità dando così allo spettatore un senso di superiorità

 

 

L’ umorismo

 

  • L’umorismo è volontario
  • ed è, come già detto, legato alla parola! In uno spettacolo di cabaret, il comportamento, la postura, le smorfie dell’ attore saranno comiche; le battute saranno umoristiche.
  • L’ umorismo nasce quando, stimolata in noi un’ emozione dolorosa (dall’ umorista), non iniziamo nemmeno un tentativo di soppressione perché non ne abbiamo il tempo: infatti tale fatica ci viene subito dispensata dalla soluzione riparatrice fornitaci immediatamente dal proseguo della battuta! Sembra perciò che il piacere dell’ umorismo derivi dal risparmio nel dispendio dell’ emozione!

 

 

L’ umorismo: una delle attività psichiche più elevate

 

Avere senso dell’ umorismo implica forza, maturità, superiorità di fronte al pericolo: simbolizza la vittoria e il trionfo di fronte alla sconfitta.

L’ umorista è un eroe, ma è anche umano! La sua grande qualità è che è tanto forte da riconoscere la realtà per quella che è (e di solito la riconosce ingrata), ma si comporta come se la cosa non lo riguardasse! Ed eccolo quindi che si permette di scherzare là dove altri rimarrebbero allibiti!

Chi non ha senso dell’ umorismo, al contrario, è solitamente considerato una persona rigida, inflessibile, inibita e repressa! In costui si ipotizza una non-elasticità mentale anche maggiore a quella reale!

 

Nel bambino l’umorismo è scoperto solo in seguito allo sviluppo dell’ intelligenza e della padronanza del linguaggio!

Inizialmente il piccolo scopre la situazione comica: questo avviene nel momento in cui esso sviluppa una prima abilità ( si tratta naturalmente della capacità a controllare l’ evacuazione). Quando avviene questo il piccolo comincia a godere delle sue capacità e, osservando gli altri può godere nel notare come essi, magari, ancora non siano in grado di fare altrettanto! Quando poi comincia a sentirsi superiore ha scoperto la Situazione Comica”. Il godimento del  comico è infatti essenzialmente il godimento che procura la propria superiorità!

Quindi, se il senso della comicità e il riso si sviluppano insieme con la padronanza fisica e in modo particolare con quella anale, il saper apprezzare la battuta di spirito è segno che il piccolo ha una padronanza del linguaggio abbastanza ampia da poter fare esperimenti con le parole e da notare che può essere molto divertente farci giochi e doppi sensi verbali!

Il Senso dell’ umorismo, come tratto del carattere raggiunge la piena fioritura anche più tardi, dopo che si sono consolidati il senso della comicità e il godimento del motto di spirito. Avere Senso dell’ Umorismo significa essere emotivamente maturi. Una volta padrone dei rapporti sociali, quando ha conquistato relazioni pacifiche con se stesso, allora l’individuo può accettare se stesso e anche gli altri. L’ umorismo è l’integrazione definitiva di tutti gli stadi precedenti.

 

 

La Formula del Riso

 

Sandro Zucchelli, psicologo  e umorista ,da sempre interessato allo studio in termini scientifici dell’ umorismo, è arrivato a formulare una teoria che tenta di definire una formula dell’ umorismo.

Naturalmente non si tratta di una formula come quelle che troviamo in chimica ma, a parer mio, è molto interessante perché, oltre ad averla trovata piuttosto azzeccata, vi ho ritrovato l’idea fondamentale di “ cambiamento/interruzione” che già mi era parso di aver individuato negli scritti di Freud  (quando ci parlava di un’emozione negativa stimolata in noi dall’umorista, che però prontamente ci risparmiava il dispendio energetico della sua elaborazione.).

[In effetti,  Zucchelli  lamenta il fatto che Freud ha cercato di interpretare il motto di spirito subito come un sogno, senza considerare abbastanza a lungo la sua parte dinamica  che gli avrebbe permesso di   vedere le dinamiche psicanalitiche sottostanti al cambiamento, più che nei simboli utilizzati.]

 

…. comunicazione à  cambiamento ….

 

Le battute, le barzellette, lo humor in generale,  essendo atti comunicativi, producono cambiamento in chi riceve la comunicazione in questione.

 

….battuta umoristica = comunicazione à  cambiamento ….

 

Per l’esattezza, però, le battute umoristiche producono un cambiamento tanto particolare da caratterizzare proprio la categoria!

 

Il particolare cambiamento prodotto solo e soltanto dell’ umorismo è l’ INTERRUZIONE.

 

…. Battuta umoristica à Interruzione ….

 

L’interruzione di cui stiamo parlando è un secondo cambiamento che va a interrompere il pensiero prodottosi dal cambiamento precedente.

L’ umorista, in un breve lasso di tempo, “prepara” il suo pubblico creando una situazione à(“cambiamento n.1”)        che poi va a interrompere à(“cambiamento n.2”).

 

Si ride nel momento in cui c’è l’ interruzione, che è data dalla battuta finale! La comunicazione iniziale tra l’umorista e chi lo ascolta viene interrotta dall’ umorista stesso; essa viene praticamente negata, tutto con la battuta finale.

 

comunicazione –> 1°cambiamento –> mess. umoristico = INTERRUZIONE –> 2° cambiamento

L’ interruzione può avvenire in diversi modi; naturalmente essa sarà efficace solo nel momento in cui il proseguo del discorso risulterà inaspettato ma comunque valido (se non fosse inaspettata non ci sarebbe alcuna interruzione nel pensiero perché la battuta risulterebbe solo come un commento prevedibile!)

Ad esempio, l’ enfasi sarà improvvisamente spostata dall’ essenziale al non essenziale creando sorpresa, stupore!

 

 

 

…La vignetta..

 

La vignetta, al riguardo, crea maggiori difficoltà.

Essa infatti non ammette la componente temporale: per interrompere il cambiamento occorre un cambiamento e, per cambiare occorre tempo. Per questo motivo la vignetta assume la configurazione di un indovinello: chi non coglie il quesito posto dalla vignetta finisce per scambiarla per un disegno più o meno strano e non ride.

I sistemi per comunicare che la vignetta è un quesito da risolvere sono molti.

Il più diffuso è quello di fornire alla vignetta un titolo o una battuta, in modo da creare un problema e costringere a prendere tempo. Al limite, la scritta “senza parole” o la stessa collocazione del disegno in uno spazio riservato alle vignette, ci avvisano che nasconde un significato da capire.

Ultimo sistema, ma non per questo meno importante (anzi!) consiste nel caratterizzare la vignetta in modo che sia riconoscibile l’autore. Tutti noi se vediamo la grafica di mordillo ci prepariamo da subito a decifrare il significato (cambiamento n.1) e quando lo troviamo (interruzione) riceviamo il messaggio che il vignettista ha voluto comunicarci (cambiamento n.2).

 

…la formula del riso…

 

La formula del riso consiste quindi nell’indurre un doppio cambiamento in chi riceve il messaggio umoristico: più è veloce il passaggio dal primo al  secondo (l’interruzione) e più avrà successo l’episodio umoristico.

Naturalmente il problema viene definito dal ricevente; è infatti il ricevente che definisce il significato del messaggio, che decide se cambiare o no.

Se non vengono ricevuti entrambi gli stimoli al cambiamento il fenomeno umoristico non esiste nemmeno! Proprio per  questo motivo, per conservare la sua valenza, la comunicazione comica deve essere di una precisione maggiore alle comunicazioni quotidiane! É insomma assolutamente necessario che il ricevente capisca al meglio ciò che l’umorista sta comunicando!

 

  • Comunicazione quotidiana: “mia suocera è una gran chiacchierona” (quanto parla? Con chi parla? Da fastidio?’)

 

  • Comunicazione comica: “non ho parlato a mia suocera per 18 mesi: non volevo interromperla.” (O la capisci o non la capisci)

 

Naturalmente la formula dell’umorismo qui esposta (Indurre il doppio cambiamento nel ricevente la comunicazione) non supplisce la fantasia e la creatività richieste all’ umorista: Essa si limita a indirizzare la ricerca limitando gli ambiti in cui andare a caccia di aspirazioni.

Starà comunque sempre all’ umorista l’abilità di esporre nel modo adeguato l’idea, individuando tutti quei dettagli che rendono la barzelletta comprensibile e soprattutto divertente.